Come Segretario Nazionale del comparto disabilità CONFAEL sono abituato a leggere molte storie di ordinaria umiliazione nei confronti dei disabili, categoria doppiamente delicata sia per lo stato invalidante sia per lo stato di prostrazione ed umiliazione nel quale sono costretti a vivere quotidianamente, ma quello che e’ successo martedi scorso presso un grande centro commerciale di Roma ha superato ogni limite.

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Nella Capitale ci sono circa 1500 famiglie che quest’anno non avranno accesso all’assegno mensile previsto per le disabilità gravissime.

Famiglie che necessitano assolutamente di un aiuto economico: una persona non autosufficiente ha necessità di assistenza continuativa e monitoraggio costante.

Mamme, papà e fratelli, in un periodo già difficile da affrontare, non avranno i circa 700 euro mensili previsti per l’assistenza diretta dei propri cari o indiretta tramite cooperative o enti qualificati.

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Siamo arrivati alla domenica delle palme e da ormai più di un anno, viviamo una situazione molto grave per via di questa pandemia.

Oggi sono stato a fare la prima dose di vaccino Pfazier accompagnato da mio fratello e mi sono dovuto recare a circa 50 km dalla mia abitazione, premetto di essere una persona costretta a vivere la propria vita su una sedia a rotelle, in quanto sono paraplegico da circa vent’anni.

La cosa che sto notando nella mia regione, il Lazio, che le persone fragili sono costrette a sobbarcarsi molti km pur di fare la dose di vaccino che gli consente di immunizzarsi contro questo virus.

Questa situazione si è venuta a creare in quanto, secondo il mio parere, l’organizzazione del piano vaccinale è stata affidata in modo allegro ed approssimato.

Tutelare le persone più fragili vaccinandole per prime è un discorso che di base è giusto, ma la tutela di queste persone finisce quando come nel mio caso devono arrivare anche a 60/70 km di distanza per vaccinarsi.

Ho un amico che vive solo e non ha la macchina per spostarsi, lui a differenza di me non ha un fratello che può accompagnarlo e si è dovuto prenotare nel centro vaccini più vicino alla sua abitazione, la quale ha provveduto a fissargli l’appuntamento per fine maggio… addirittura a fine maggio !

Vorrei far riflettere su questa situazione : se queste categorie dovrebbero essere le prime a vaccinarsi ma poi gli appuntamenti vengono fissati per fine maggio, quando si stanno vaccinando le fasce d’età 60/50 anni, che tutela hanno le cosi dette categorie fragili??

Magari potevano essere vaccinate al proprio domicilio o potevano anche avere un servizio di accompagnamento presso i punti vaccinali, più vicini, visto che la regione, e le varie asl di appartenenza, sanno benissimo le situazioni che affliggono queste persone.

La stessa problematica è vissuta aimè anche dalle persone anziane, le quali devono anche loro spostarsi per svariati chilometri per avere la propria dose di vaccino.

Cosa aspetta il ministro della salute e l’assessore regionale della sanità a cambiare l’andamento di queste vaccinazioni!??

Spero che questo mio appunto possa far vedere la questione vaccini per le persone più fragili con un’ottica diversa!

Rassegna Stampa

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